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July 02

The Swallow live @Giza 28/06/07

Grande serata a base di Pink Floyd al Giza. Ecco per voi i video della serata.
 
June 13

Biografia The Swallow

 THE SWALLOW

 

Abìjét  -  Basso e Voce Solista

Salvo Messina  -  Chitarra e Voce

Roberto D’Alessandro  -  Tastiere e Voce

Federico Pacifici   -  Batteria

 

 

Band che si ripromette di portare sul palco atmosfere oniriche ispirate al suono psichedelico dei Pink Floyd.

La band nasce nel maggio del 2004 per volontà del bassista Alberto Puglisi (Abìjét) e del batterista Luca Santangelo, il nome sarà Strawberry Fields. Il sogno dei due è quello di potersi confrontare con l’oscurità della musica moderna riportando alla luce sonorità sixties.

Il terzo conponente è Salvo Messina (chitarre), con il suo ingresso la band acquista un sound più blues.

Dopo brevi apparizioni in pub acesi, nel Gennaio 2005 il gruppo si scioglie per un breve periodo, a causa di interessi musicali esterni al gruppo.

La pausa dura poco, è infatti nel Giugno dello stesso anno che i tre si riuniscono con l’inserimento di Roberto D’Alessandro alle tastiere. A questo punto la band si rimbocca le maniche per dar vita ad un suono che và dalla psichedelia al pop passando per il rock. Fondamentale risulta D’Alessandro che tiene unito il gruppo, formula ottimi arrangiamenti e dà alla band un sound unico.

Da allora si sono esibiti diverse volte in pub dell’interland acese e catanese ed hanno partecipato ed organizzato il festival rock “Epidaurock” a Pedara (CT), in occasione del quale si ribattezzano Echoes.

Nei primi mesi del 2007 la rottura con Santangelo risulta inevitabile, e così gli Echoes si ritrovano “per strada”, alla ricerca di un nuovo batterista…

Dopo una ricerca durata mesi, il gruppo acquista un membro molto importante, Federico Pacifici. E’ lui che risolleva la band del baratro, con un tocco delicato, semplice, ma unico. Da questo momento gli Echoes si trasformano in The Swallow (la rondine), nome proveniente da un lavoretto giovanile fatto in casa da Abìjèt.

June 04

Our empty lands

4 Giugno 2007
 
Our empty lands primo singolo della giovane band di Catania "The Swallow". Canzone avvolgente, ricca di effetti e assoli spinta da un ritmo crescente.
 

OUR EMPTY LANDS

I’m somewhere, anywhere

Here, there and everywhere

Now this land will live in me forever

The sight, a night

George said "It’s all right"

But his sun his darker than my night

Something, anything

Now my ears hear this harmony

That like a stone sink in the sea

A stone, my bones

Are all cracked and a storm

Now in my eyes I see the hope

In my hands my end

But I don’t understand

What is and what should never be?

Somewhere, anywhere

Here, there and everywhere

Now this land is live in me forever.

LE NOSTRE VUOTE TERRE

Io sono da qualche parte, da nessuna parte

Qui, lì e ovunque

Ora questa terra vivrà in me per sempre.

La vista, una notte

George disse "It’s all right"

Ma il suo sole è più buio della mia notte.

Qualcosa, niente

Ora le mie orecchie ascoltano quest’armonia

Che come una pietra sprofonda nel mare.

Una pietra, le mie ossa

Sono tutte rotte ed una temporale

Ora nei miei occhi vedo la speranza.

Nelle mie mani la mia fine

Ma non riesco a capire

Cos’è e cosa dovrebbe mai essere?

Da qualche parte, da nessuna parte

Qui, lì e ovunque

Ora questa terra è viva in me per sempre.

 
 
The Swallow
Alberto Puglisi (voce e basso)
Salvo Messina (chitarra)
Robero D'Alessandro (tastiera)
Federico Pacifici (batteria)
Special Thanks: Matteo Amantia (Cantante Sugarfree) 
 
 
Clicca con il tasto destro del mouse sul link e "salva oggetto con nome"
May 25

A Vasco Rossi

Ad un artista che ammiro non solo per il genio, ma anche per la sua consapevolezza di essere uomo
con mille dubbi, mille domande, poche risposte. Al suo altalenante volare sopra l’immaginario
comune per poi sgretolarsi nei tormentati abissi del suo profondo sentire; alla sua “voglia di avere
voglia” e al suo “oggi non sto in piedi”.

A tutti gli imbarazzi, alle incoerenti vertigini, agli sbagli sempre incombenti che mai circoscrivono,
de-limitano, nel loro “essere”, la persona. A tutto il “vivere” che non riuscirò mai a dire in un breve
saggio, a Vasco ho voluto rimaner fedele cercando di rispecchiare, con sincero sforzo, il suo errare
ondivago fra le incomprensioni, spesso assurde e paradossali, di una vita, di cui la noia destabilizza
il percorso.
 
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